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Fibra ottica

Che sia la volta buona?

Dopo mesi, anni e lustri … che sia la volta buona?

Sembra che la rotta verso i fondi perduti sia invertita

Se investimento statale ci deve essere, la rete resta neutrale!!!!
Una cosa buona e giusta!
Ovviamente non mancano le lacune, le sviste e la differenza di trattamento delle aree (nord/sud, centro/periferia…) ma almeno sembra che si sia capito che un monopolio naturale esiste e che non lo si può dare, a gratis, ad un operatore.

Attendiamo con ansia i conti di dettaglio del servizio universale richiesti un bel po’ di anni fa e che mai arriveranno.

La speranza che inizi finalmente il piano che ci porterà al 2020 con gli obbiettivi dell’agenda digitale raggiunti.

San Zenone al Lambro

Da San Zenone al sistema di telecomunicazioni. Effetti stroboscopici del destino!

Il titolo, copiato da una bellissima canzone di Sergio Caputo, ci anticipa una storia interessate che ha per oggetto, come al solito, il digital divide e le storture del sistema.

Parleremo di:

  • Saturazione di centrali
  • Analisi per la definizione di fallimento di mercato
  • Degrado generalizzato delle linee
  • Digital divide di secondo tipo

Iniziamo dunque con ordine.

Saturazione delle Centrali

Ci hanno contattato alcuni cittadini di San Zenone al Lambro per segnalarci che attualmente la connettività ha una bassissima qualità e che non è possibile attivare nuove linee.

Proprio quel paese è stato più volte citato come esempio di digital divide in altri tempi proprio da noi di ADD, ci abitava un nostro membro molto attivo, e proprio con quel comune abbiamo cercato una via d’uscita.

Dopo sforzi (sia della cittadinanza, dell’amministrazione comunale e della compagine politica di tutte le fazioni), riunioni fiume, contatti e trattative siamo riusciti a consentire l’installazione dei “mitici” DSLAM in centrale (con relativo backbone).

Da subito, dopo meno di una settimana, ci sono state subito i rifiuti della società semi monopolista di installazione perché centrale satura (erano finite le porte del DSLAM). Per fortuna è stato ampliato e per un po’ di anni si è vista la luce fuori dal tunnel.

Oggi però si ripropone la medesima condizione, con l’aggravante della scarsa qualità di connessione.

Voci di corridoio indicano che entro breve la centrale verrà sottoposta nuovamente ad aggiornamento, ma ad oggi l’utenza paga un servizio degradato a prezzo pieno.

Anche se il valore contrattuale di MCR è quasi sempre rispettato (perché del resto è una barzelletta) il valore massimo teorico è ormai un mero miraggio per i consumatori.

Abbiamo indicato ai cittadini di contattare il comune, che chiameremo anche noi direttamente entro breve, per capire se e come uscire nuovamente dal tunnel.

Analisi per la definizione di fallimento di mercato

Arriviamo quindi ad un tema importante, la lettura dei numeri.

Prendendo spunto dal caso appena esposto possiamo quindi constatare che ciò che definisce o meno una zona a fallimento di mercato  è il solo interesse di intervenire (da parte del semi monopolista o di chiunque altro)!

Diciamo ciò perché, a conti fatti, dopo poche settimane le installazioni iniziali hanno portato ad una saturazione (quindi sottostima delle condizioni) e dopo pochi anni una saturazione con degrado.

Ai tempi che furono abbiamo indicato che l’età media, la presenza di molti bambini in età scolastica e di molti giovani erano molto più significativi, per un investimento, che il mero conto dell’attestazione di linee telefoniche in centrale (1200 Avanti Banda).

Infatti, l’uso del cellulare al posto della linea fissa per quanto riguarda la telefonia era già in auge (non stiamo parlando di secoli fa ovviamente, ma del 2008!) .

Purtroppo, dopo l’arrivo della connettività, abbiamo chiesto più volte al comune di avere informazioni più dettagliate per effettuare nuove statistiche, ma la risposta tipicamente italiana del “lasciamo stare le cose così, non andiamo a stuzzicare…” (citazione non letterale) ha avuto la meglio.
Sigh.

Concludiamo questa parte dicendo che le analisi erano parziali e, parola da noi molto usata, miopi. Urge quindi un cambiamento dei fattori di comparazione.

Degrado generalizzato delle linee

Sempre prendendo spunto da San Zenone ed avendo esperienze di prima mano su altri comuni notiamo che l’attivazione di servizi VDSL, la finta fibra, genera un degrado delle prestazioni generalizzato.

E’ una percezione empirica dovuta ai vari speed test ricevuti e provati in prima persona.

Ci sorge quindi una domanda, potrebbe essere una pratica commerciale un po’ spregiudicata per spingere l’utenza verso questo nuovo prodotto?

Se da un lato la banda minima garantita, che come anticipato è una barzelletta, è rispettata, l’utenza è abbastanza sconcertata di non riuscire più ad vere le performance di un tempo.

Difficoltà ad effettuare video-conversazioni tra nonni e nipoti, voip instabile (spesso fornito dallo stesso provider), upload lumaca e via dicendo.

Forse è il caso di indagare un po’ (AGCOM e AGCM se esistete battete un colpo)!

Digital divide di secondo tipo

Arriviamo quindi ad una profezia fatta tempo fa.

Quando ancora non è stato risolto a pieno il digital divide per quanto riguarda la banda larga adesso ne nasce un altro, quello con l’ultralarga.

Ribadiamo che una riforma del servizio universale è quantomeno opportuna!

Perdonate questo post un po’ lungo ma ci ha consentito, speriamo, di essere chiari e di raccontare le vicissitudini di noi cittadini.

Da qui torniamo al titolo, Effetti stroboscopici del destino, perché ci sembra sempre più paradossale che un sistema con delle autorità garanti abbia ancora queste storture che mai vengono risolte.

(fonte foto: commons.wikimedia)

ADD

Xavier Niel e la Vera Fibra di TIM Telecom

In questi giorni è di rilievo la notizia dell’acquisizione con la rilevante quota dell’11% di Telecom Italia da parte del gestore francese Free, capitanato da Xavier Niel.

Il signor Niel è però altresì noto per una campagna accusatoria svolta nel suo Paese contro i gestori che spacciano per fibra ciò che fibra non è, come ad esempio SFR-Numericable, tacciata di concorrenza sleale nel vendere offerte dichiarate come Fibra quando in realtà si tratta di FTTB – Fiber To The Building.
Sotto questo punto di vista il nuovo “gioiellino” acquisito da Niels – dobbiamo dire – pecca dunque notevolmente e in maggior misura: l’offerta TuttoFibra di TIM, ad esempio, è tutto fuorchè un accesso in Fibra Ottica (se non in purtroppo rarissimi casi).
Lo stesso nome commerciale dato all’offerta, TUTTOFIBRA, richiama al concetto di avere fibra ottica direttamente a casa propria, dentro casa propria, quando invece si tratta di una consegna all’armadio di quartiere – i famosi box col tetto rosso – da cui si diramano i soliti – datati e in alcuni casi rovinati – cavi in rame.
Vediamo dunque una piccola legenda della terminologia di settore:

FTTC: fiber to the cab -> quello che sta facendo attualmente TIM Telecom ovvero portare la fibra al “box col tetto rosso” e poi distribuire in rame;

– FTTS: fiber to the street -> quello che in alcuni casi sta facendo Fastweb (e altri operatori anche locali) ovvero portare la fibra in ogni via fino al box più vicino e poi distribuire in rame; un paradigma più prestante dell’FTTC;

FTTB: fiber to the building -> quello che fa ad esempio SFR-Numericable ovvero portare la fibra ad un box dentro all’edificio, da cui si diramano poi cavi in rame verso i vari appartamenti o interni aziendali;

FTTH: fiber to the home -> la Vera Fibra ovvero fin alla borchia in casa propria o nella propria azienda, consegna diretta di una porta ottica;

In termini di prestazioni FTTH è meglio di FTTB la quale è meglio di FTTS che a sua volta è meglio di FTTC; questo per dare un’idea di massima.

Per dettagli maggiori sulle tecnologie di consegna fibra: fonte Wikipedia

Come ormai ben sappiamo, il mercato italiano è affamato di banda larga (o ultra larga parlando di fibra ottica) e questo fa sì che, venendo a mancare una vera e propria cablatura capillare, si generino offerte da parte degli operatori che richiamano idealmente al concetto di fibra, sebbene sovente tali operatori omettono un dettaglio estremamente importante, diremo caratterizzante: spiegare cosa stanno vendendo.

Un’offerta che si chiama TUTTOFIBRA è fuorviante oltre che scorretta e siamo certi che l’operatore in questione sappia benissimo cosa stia cercando di vendere e in quali modalità. Non ci sono scuse.

Ci domandiamo dunque come il signor Niel interverrà sul suo nuovo acquisto. Ha denunciato altri operatori per molto meno, darà dunque un nuovo regime etico a TIM Telecom o lascerà le cose come stanno, conscio che – dopotutto – siamo in Italia?

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